Riammissione al lavoro dopo comporto per malattia

E’ illegittimo licenziare un dipendente se, superato il periodo di comporto, il datore lo riammette in servizio. La ripresa dell’attività lavorativa dimostra che il datore vuole proseguire il rapporto e quindi intende ancora avvalersi dell’opera del lavoratore. Questa è la posizione espressa dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.20722/15. Nella stessa si afferma come il superamento del periodo di comporto (periodo di tempo durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro), vada valutato nell’immediata scadenza e non dopo la riammissione in servizio.

Nel caso specifico il lavoratore, al termine del periodo di malattia che aveva determinato il superamento del periodo di comporto, era stato riammesso in servizio e posto in ferie e dopo alcuni mesi (26 luglio – 17 settembre) era stato licenziato. Nemmeno i successivi eventi avvenuti nel periodo di riammissione quali le ferie, una nuova malattia e la concessione di un ulteriore periodo di riposo, per la Corte, possono spiegare alcuna rilevanza sul licenziamento, trattandosi di fatti non connessi a quelli che hanno determinato il superamento del periodo di comporto.

Il datore di lavoro, come linea difensiva, negava di aver riammesso al lavoro il dipendente in quanto, tra ferie e malattia nei due mesi successivi al termine del comporto, quest’ultimo aveva prestato opera lavorativa per un periodo molto breve.

Per la Corte l’avvenuta ripresa del servizio con il consenso del datore di lavoro ed il lasso di tempo con cui il medesimo aveva soprasseduto al recesso escludevano il nesso di causalità tra il superamento del periodo di comporto ed il licenziamento. Si è trattato, quindi, di un recesso intempestivo che ha portato ad un licenziamento, definito in sede di giudizio come illegittimo. Le motivazioni, afferma la Corte di Cassazione, a distanza di due mesi dal termine del comporto, non potevano essere legate a quest’ultimo, ma più verosimilmente al nuovo evento di malattia del lavoratore.

Si rende indispensabile, quindi, alla luce della nuova sentenza che conferma l’orientamento giurisprudenziale, effettuare licenziamenti tempestivi se questi sono legati al termine del periodo di comporto. Ogni valutazione, compreso il nesso causale tra intimazione del licenziamento e superamento del periodo di comporto, andrà effettuata con il proprio Consulente del lavoro. 

Articolo della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro

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