Anticipo del TFR: dal 2015 in busta paga ogni mese

La neo approvata Legge di Stabilità 2015 disciplina, a favore dei lavoratori dipendenti, la

possibilità di richiedere la liquidazione periodica delle quote maturate mensilmente relative al

trattamento di fine rapporto.

Infatti la nuova disciplina, introdotta modificando il dettato di cui all’art. 2120 del codice civile,

rivede la natura e le caratteristiche del trattamento di fine rapporto a suo tempo regolamentate

dalla Legge 29 maggio 1982, n. 297.

Il TFR ricopre in via generale una duplice funzione: quella di “risparmio forzoso” a beneficio dei

lavoratori e quella di finanziamento “agevolato” per le aziende.

I commi dal 26 al 34 della Legge di Stabilità 24 dicembre 2014, n. 190 stabiliscono, in via

sperimentale per il periodo che va dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018 (40 mesi), la facoltà per i

lavoratori dipendenti del settore privato, di richiedere ai propri datori di lavoro la corresponsione

della quota mensile del TFR.

I soggetti destinatari e beneficiari della nuova normativa sono, come già accennato, i lavoratori

dipendenti occupati esclusivamente nel settore privato.

Rimangono invece esclusi:

• i lavoratori domestici;

• i lavoratori del settore agricolo;

• i datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali;

• le aziende dichiarate in crisi ai sensi dell'articolo 4 della citata legge n. 297 del 1982.

Per quanto riguarda i requisiti, gli stessi risiedono nella necessità che i lavoratori risultino

occupati da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro.

La manifestazione di volontà, nel momento del suo esercizio, diviene irrevocabile fino al 30

giugno 2018. Conseguentemente, in caso di mancata espressione della volontà stessa, resta

valida la normativa vigente individuabile all’art 2120 del codice civile.

Affinché i lavoratori possano avanzare la richiesta di liquidazione mensile del TFR è necessaria

l’emanazione di apposito D.P.C.M. attuativo per stabilire le modalità di attuazione della normativa.

La Legge di Stabilità 2015 prevede che la liquidazione della quota trattamento di fine rapporto

potrà avvenire mensilmente quale parte integrativa della retribuzione corrente, ammettendo

anche la richiesta di corresponsione delle quote mensili destinate ai fondi pensionistici

complementari previsti dal decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.

La misura è adottata in via sperimentale per i periodi paga ricompresi tra 1° marzo 2015 e il 30

giugno 2018.

Ai fini della tassazione e della contribuzione previdenziale e assistenziale il testo di legge

chiarisce che la quota mensile del TFR:

• diviene parte integrativa della retribuzione e risulta assoggettabile a tassazione ordinaria (con

riconoscimento delle ordinarie e vigenti detrazioni d’imposta);

• non è imponibile ai fini previdenziali (nulla viene indicato ai fini dei premi Inail);

• non rileva ai fini della verifica dei limiti di reddito complessivo per la corresponsione del bonus

80 euro;

• non rileva ai fini della determinazione e tassazione del trattamento di fine rapporto ai sensi art.

19 Tuir 917/1986;

La normativa in esame prevede poi che, ai fini della liquidazione mensile delle quote di

trattamento di fine rapporto, rimangano salve e ferme le disposizioni relative ai versamenti al

Fondo di Tesoreria INPS per le aziende con più di 50 dipendenti (L. 27 dicembre 2006, n. 296

commi 755 e 756). È da precisare che dal tenore letterale della norma non sembra ravvisarsi uno

specifico divieto alla richiesta di liquidazione mensile del TFR per i lavoratori assunti in aziende

con oltre 50 dipendenti. In tale contesto risultano urgenti i necessari chiarimenti da parte

dell’INPS in merito alla compensazione delle quote destinate al Fondo Tesoreria.

Nei confronti dei datori di lavoro con meno di 50 lavoratori, invece, è data la possibilità di

accedere a finanziamenti agevolati – assistiti dalla garanzia prestata sia dal Fondo Garanzia

INPS che da apposito Fondo istituito dallo Stato - presso gli istituti di credito. In tal caso gli stessi

si avvarranno dell’esonero dal versamento del contributo dello 0,50% al Fondo di Garanzia INPS,

rimanendo tuttavia soggetti ad un versamento a beneficio del neo costituito Fondo di Garanzia

per l’accesso ai finanziamenti tenuto presso l’INPS (pari allo 0,20% della retribuzione imponibile

ai fini previdenziali).

La mancata opzione ai finanziamenti agevolati comporterà il mantenimento delle misure

compensative previste per le forme di previdenza complementare e in particolare la deducibilità

dal reddito di impresa di un importo pari al 6% del TFR destinato a tali forme pensionistiche.

L’accesso ai finanziamenti (concessi dagli istituti di credito convenzionati) è fruibile solo a

seguito di tempestiva richiesta all'INPS di un’apposita certificazione con la quale si attesti il

trattamento di fine rapporto maturato per ciascun lavoratore.

È opportuno precisare che al fine del computo dell’organico in forza (più o meno di 50

dipendenti), la normativa nulla dispone, presupponendo pertanto valida la vigente disciplina ex

D.lgs. 252/2005.

Infine la Legge di Stabilità al comma 623 dell’art. 1, modifica le previsioni di cui all’art. 11, comma

3 del D.lgs. 18 febbraio 2000, n. 47, innalzando così, dal periodo d’imposta decorrente al 1

gennaio 2015, la tassazione a mezzo aliquota sostitutiva, della rivalutazione sul trattamento di

fine rapporto che viene ora fissata al 17% (11% sino al 31 dicembre 2014).

 

Tratto da www.fisco7.com

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